La stagione fredda arriva, comincia a piovere, aumenta l’umidità e la temperatura si abbassa e tutto questo fa si che le nostre articolazioni comincino a risentirne. Si risvegliano i reumatismi, l’artrosi, l’artrite e tutti disturbi caratterizzati da infiammazione, degenerazione e modificazione delle strutture connettivali dell’organismo, soprattutto delle articolazioni e delle strutture articolari. Tali affezioni sono caratterizzate da dolore, rigidità, talora tumefazione e limitazione funzionale.

Le malattie reumatiche rappresentano un problema molto diffuso. Si stima che esse colpiscano più del 10% della popolazione. In Italia i soggetti affetti da artrosi risultano essere circa sei milioni, numero in rialzo, visto che l’età media, e quindi la percentuale di anziani, è in netta crescita.
L’affezione infatti è caratteristica delle persone anziane, poiché l’artrosi è una malattia delle articolazioni a carattere degenerativo, da usura delle articolazioni stesse, ma può presentarsi anche nei giovani per azione di microtraumi ripetuti, sovraccarico dell’apparato scheletrico e articolare, da obesità, particolari attività lavorative, o per disturbi endocrini e metabolici, o stile di vita non corretto.

La malattia artrosica comporta sempre, nel suo evolversi, una complicazione di tipo infiammatorio. Questo significa che, oltre ad un danno strutturale dovuto al fenomeno degenerativo, si avrà contemporaneamente il fenomeno infiammatorio, che causerà dolore e infermità invalidante. Le articolazioni più colpite sono quelle che più sopportano il peso del corpo e, a seconda della localizzazione, la malattia assume un nome diverso.
Artrosi ed artrite sono due tipologie differenti di reumatismo. L’artrosi rappresenta la forma più diffusa: viene causata dalla progressiva degenerazione del tessuto cartilagineo che protegge le ossa delle articolazioni e comporta un dolore sempre più invalidante con il trascorrere del tempo. Sicuramente vi è una predisposizione genetica, ma essa si manifesta in seguito a stimoli esterni quali: virus, batteri, stimoli meccanici e fattori ormonali.
L’artrite è invece l’infiammazione dell’articolazione, che può insorgere a qualsiasi età.
Si parlerà quindi di coxartosi (dal greco coxa=anca), se è colpita l’anca; di gonartrosi (dal greco gonü=ginocchio), se è colpito il ginocchio; di spondiloartrosi (dal greco spòndilos=vertebra), se è colpita la colonna vertebrale e in questo caso si può fare una ulteriore precisazione a seconda di quale parte della colonna vertebrale viene colpita. Abbiamo sentito parlare di artrosi cervicale (dal latino cervix=collo, cervice), quando la parte di colonna vertebrale interessata è il collo, che sostiene il capo; andando via via piú in basso parleremo di artrosi dorsale, lombosacrale, ecc. a seconda della localizzazione.

Le terapie tradizionali sono quasi esclusivamente di tipo sintomatico, e si avvalgono di farmaci antidolorifici e antinfiammatori che possono essere dannosi per lo stomaco, soprattutto per chi già soffre di gastrite o di ulcera.
Il mondo delle piante medicinali in questi casi ci aiuta ad alleviare le nostre sofferenze: l’acido acetilsalicilico (la famosa aspirina) ad esempio è una sostanza che è stata prodotta chimicamente imitando ciò che in natura esisteva già. Infatti essa è il risultato della sintesi di due principi attivi ben conosciuti di due piante, il Salice e la Spirea, che hanno dato anche il loro nome, sia quello chimico che quello commerciale, a questa molecola (da Salice è derivato il nome salicilico, da Spirea quello di aspirina).
A differenza della sostanza chimica le due piante non procurano però tutti gli effetti collaterali che potrebbero essere causati dal prodotto chimico, quindi sono più facilmente gestibili e si possono assumere anche per lunghi periodi. L’effetto della pianta con tutte le sue componenti è maggiore rispetto a quello della molecola isolata, che ne è stata estrapolata.

Altre piante, oltre a quelle già citate, hanno proprietà antinfiammatorie per le nostre articolazioni. Una delle più importanti ed usate è l’Artiglio del diavolo, cosí chiamato perché il suo frutto ha la forma di un piccolo artiglio con uncini (infatti in greco harpago significa rampino) ed il Ribes nero e l’Uncaria, il primo con proprietà cortisono-simili e la seconda che, oltre ad essere antinfiammatoria, è anche un ottimo stimolante delle difese immunitarie, quindi può aiutarci a combattere le malattie da raffreddamento.

Altre piante coadiuvanti i trattamenti antireumatici che abbiamo a disposizione sono gli estratti di Incenso (Boswellia serrata) e di Scutellaria, che migliorano le normali funzioni fisiologiche preposte alla funzionalità articolare. Puo essere utile anche associare piante che riducano la presenza di acidi urici nel sangue, come ad esempio il Frassino (Fraxinus excelsior), oltre ai già citati Spirea e Ribes, soprattutto quando il disturbo è l’uricemia alta.
Oltre ai trattamenti interni si possono associare trattamenti esterni con unguenti, pomate, olii, gel, da utilizzare per massaggi e applicazioni locali, allo scopo di migliorare la circolazione localmente, proprio dove è presente il dolore, come l‘Arnica (Arnica montana), il Ginepro (Juniperus communis), oppure l’Origano, il Rosmarino.

Per combattere l’osteoporosi, che spesso si accompagna a questi disturbi, le piante più utili sono quelle dette remineralizzanti come l’Equiseto e l’Ortica, l’Alfalfa , Fieno greco ricchissimo di calcio e magnesio, specie se associato a Vitamina D, che ne migliora l’assimilazione.
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