Lattoferrina: perche’ è cosi’ importante per il sistema immunitario?
La lattoferina ricopre un ruolo importante nel potenziamento delle difese immunitarie inquanto è un elemento di fondamentale importanza per il trasporto del ferro nel flusso sanguigno. Nel corso degli anni diversi studi hanno confermato i suoi effetti positivi e protettivi sul nostro sistema immunitario.
La lattoferrina, detta anche lactoferrina o lattotransferrina, è una glicoproteina multifunzionale. La catena proteica risulta costituita da 703 aminoacidi e la componente glucidica è composta da galattosio, mannosio, fucosio, N-acetilglucosamina e acido N-acetilneuramico. La molecola si presenta ripiegata in due lobi omologhi, ciascuno dei quali può legare con elevata affinità uno ione ferrico insieme ad un anione, solitamente bicarbonato. I due lobi sono connessi in modo molto flessibile in una struttura che comprende porzioni “ad elica” e porzioni “a foglietto”.
Proteina appartenente al gruppo delle glicoproteine, svolge il compito di trasportare il ferro nel sangue, con capacità due volte superiori rispetto a quella della transferrina, e che possiede anche notevoli proprietà antimicrobiche.
La lattoferrina è una glico-proteina presente nel latte dei mammiferi, quindi anche nel latte umano, che ne contiene circa 2 grammi ogni litro. La sua funzione principale è quella di trasportare il ferro nel flusso sanguigno. Scoperta nel 1939, quando si riuscì a isolarla dal latte vaccino, questa siderofilina (una particolare tipologia di glico-proteina) è stata più volte oggetto di studi principalmente a causa dei suoi effetti antiossidanti, immunoregolatori, antinfettivi, antibatterici, antivirali e antifungini.
A dispetto del nome, non vi è presenza di lattosio nella lattoferrina, che pertanto può essere assunta nelle sue diverse forme anche dai soggetti intolleranti. Generalmente, la lattoferrina impiegata per la formulazione di integratori è lattoferrina bovina (bLF), una sieroproteina ottenuta dal latte e del tutto simile alla lattoferrina umana.
La lattoferrina rappresenta la principale riserva di ferro nel latte. Riveste un ruolo di fondamentale importanza nel colostro, il primo latte prodotto dal seno materno dopo la gravidanza. Quindi è in grado di esplicare un’efficace azione protettiva nei confronti della mucosa intestinale del neonato che in tal modo viene difeso da eventuali infezioni microbiche. Dopo il primo periodo di vita, quando il colostro non viene più secreto, il neonato perfeziona la funzionalità del proprio sistema immunitario e quindi non necessita più di lattoferrina.

Isolata nel latte vaccino dagli scienziati Sorensen e Sorensen, viene utilizzata per le sue proprietà antiossidanti ed immunomodulatrici.
E’ un composto presente non soltanto nel latte, ma anche a livello di varie secrezioni mucose, come saliva e lacrime, e nei granulociti neutrofili, cellule appartenenti al gruppo dei leucociti (globuli bianchi) coinvolte nella modulazione di risposta immunitaria dell’organismo.
In relazione alla sua spiccata capacità di trasportare il ferro, la lattoferrina è in grado di sottrarlo al metabolismo dei microrganismi patogeni presenti nell’organismo, causandone la morte ed eliminandoli in tal modo dal sangue dell’ospite.
La sua attività batteriostatica si svolge particolarmente nei confronti di Escherichia Coli, un agente patogeno che colonizza le mucose della parete intestinale.
Inoltre esplica un’azione battericida verso molte specie di batteri Gram negativi, in seguito alla lesione degli strati di membrana più superficiali.
Per quanto riguarda l’attività anti-virale, la lattoferrina tende a legarsi con i glicosamminoglicani della membrana plasmatica, bloccando l’entrata dei virus e contribuendo a impedire l’insorgenza di processi infettivi, soprattutto in caso di Herpes Simplex, HIV e Citomegalovirus.
Soprattutto durante terapie a base di antibiotici, l’impiego di lattoferrina integratore si è rivelato particolarmente efficace per proteggere le mucose intestinali promuovendo la crescita del bioma comprendente Bifidibacterium e Lactobacillus, che sono microrganismi il cui metabolismo è strettamente collegato alla biodispnibilità di Ferro.
Gli integratori a base di lattoferrina contengono solitamente anche FOS e prebiotici, che si attivano reciprocamente realizzando una potente sinergia funzionale.
Tali integratori vengono consigliati per la loro attività antinfiammatoria, antimicrobica, antiossidante ed immunomodulante; in particolare la resistenza di lattoferrina all’azione proteolitica degli enzimi gastrici, le permette di raggiungere l’intestino senza venire modificata.
La sua elevata capacità di legare gli ioni ferro interessa numerosi processi metabolici, tra cui le reazioni di ossido-riduzione, andando ad esplicare potere anti-ossidante nei confronti di vari composti.
La funzione principale della lattoferrina è quella di legare il ferro inibendo l’adesione di alcune tipologie di batteri impedendone la proliferazione all’interno dell’organismo.
La principale funzione della lattoferrina è la regolazione dell’omeostasi del ferro, possibile grazie alla sua capacità di legarvisi al fine di trasportarlo nel plasma. Il ferro è un elemento essenziale per gli esseri viventi, grazie alla sua capacità di acquisire e cedere elettroni. Nel nostro organismo è presente sia in forma di eme (legato alla emoglobina e alla mioglobina) che in forma non eme. Il ferro presente nel nostro organismo si trova prevalentemente sotto forma di eme; il ferro non eme è invece il cosiddetto ferro di deposito, che si trova in proteine come ferritina ed emosiderina. La transferrina invece è una proteina adibita al trasporto ed al rilascio del ferro.
Un eccesso di ferro all’interno delle cellule causa stress ossidativo, a seguito di un aumento delle specie reattive dell’ossigeno, o radicali liberi (ROS). Lo stress ossidativo è indice di aumento dei fenomeni pro-infiammatori. A trarre beneficio dall’eccesso di ferro, come pure dall’alterato metabolismo dello stesso, sono i batteri, che sfruttano tale condizione a proprio vantaggio per incrementare il proprio tasso di moltiplicazione.
La modulazione delle concentrazioni di ferro è un fattore chiave per la salute dell’uomo ed è affidata a meccanismi complessi ed affinati.
La lattoferrina è in grado di rendere meno disponibile il ferro, qualora quest’ultimo fosse in eccesso; ciò si traduce in una minore capacità di batteri e virus di attecchire alle membrane cellulari. Questa natura peculiare della lattoferrina fa sì che quest’ultima possa legare il ferro in quantità variabili; infatti, a seguito di condizioni patologiche, (come perdita di sangue, alterato metabolismo del ferro a seguito di danni a degli organi), essa è in grado di legare importanti quantità di ferro, prevenendo danni cellulari da stress ossidativo.
Svolge, inoltre, un ruolo fondamentale anche nel rafforzamento delle difese immunitarie in generale e in particolare nel fare da scudo a patologie infettive e autoimmunitarie, perché aumenta la produzione di linfociti T regolando l’attività delle citochinine infiammatoriee agendo sinergicamente su più fronti.
Secondo uno studio del 2011 dell’Università La Sapienza, “la lattoferrina può essere considerata non solo un fattore di difesa primario contro le infezioni della mucosa, ma anche un regolatore polivalente che interagisce nei processi infettivi virali. La sua attività antivirale […] risiede nella fase iniziale dell’infezione, impedendo così l’ingresso del virus nella cellula ospite”.
La stessa ricerca suggerisce che “la capacità della lattoferrina di esercitare una potente attività antivirale, attraverso il suo legame a cellule ospiti e/o particelle virali, e la sua localizzazione nucleare rafforza l’idea che sia un mattone importante nella parete mucosa, efficace contro gli attacchi virali e potrebbe essere utilmente applicata come nuova strategia per il trattamento delle infezioni virali”.
Soprattutto queste ultime proprietà benefiche, che vedono la lattoferrina “attiva” in prima linea nel contrasto dei processi virali, la rendono particolarmente utile a livello di integratore alimentare, specialmente nel corso di terapie antibiotiche.
La lattoferrina, quindi, è una glicoproteina coinvolta principalmente nella regolazione dell’omeostasi del ferro. La sua funzione principale, infatti, è di legare il ferro e trasportarlo nel plasma. Ogni molecola è’ in grado di trasportare fino a 2 ioni ferrici (Fe3+):
- il ferro è uno dei principali nutrienti che i batteri utilizzano per riprodursi e crescere. La lattoferrina, legando il ferro e sottraendolo quindi ai batteri, nei impedisce la moltiplicazione.
- il ferro è un minerale che in eccesso può agire come pro-ossidante. La lattoferrina, sequestrando il ferro in eccesso, impedisce che da esso si generino specie reattive dell’ossigeno (mediante la reazione di Fenton).
Oltre alla sua capacità di legare il ferro, la lattoferrina esercita un’azione antibatterica e antivirale legandosi alla superficie dei microrganismi inibendo la loro adesione e il loro ingresso nelle cellule dell’ospite.
Ha proprietà antimicrobiche anche perché stimola nell’ospite la crescita dei bifidobatteri (buona flora intestinale) e l’attività di cellule del sistema immunitario, soprattutto Natural Killer e neutrofili.
Grazie al suo coinvolgimento nella regolazione dell’omeostasi del ferro, studi clinici hanno mostrato che la lattoferrina è utile nel trattamento dell’anemia in quanto è in grado di migliorare parametri ematologici come il numero dei globuli rossi, l’emoglobina, il ferro sierico totale, la ferritina e l’ematocrito.
Il trattamento dell’anemia con lattoferrina risulta essere più sicuro e con meno effetti collaterali rispetto alla classica terapia con ferro.
Controindicazioni ed effetti collaterali
Alle dosi alimentari non si segnalano rischi di sorta ed anche l’assunzione di integratori a base di lattoferrina è considerata ragionevolmente sicura; l’assunzione di dosi superiori a 7,2 grammi al giorno sembra invece aumentare il rischio di comparsa di effetti collaterali come
- eruzioni cutanee,
- perdita di appetito,
- costipazione,
- diarrea
- e nausea.
Integratori di lattoferrina possono essere assunti anche per lunghi periodi senza controindicazioni particolari e anche in condizioni patologiche.
Essendo la lattoferrina un importante regolatore del ferro, particolare attenzione all’assunzione dovrebbero farla le persone affette da malattie neurodegenerative (Parkinson, sclerosi multipla…) in quanto sono patologie caratterizzate da un alterato metabolismo del minerale: non ci sono, infatti, sufficienti studi che dimostrano l’efficacia o i possibili effetti collaterali di tale integrazione.
Anche i bambini la possono assumere.
Donne in gravidanza o durante l’allattamento, invece, dovrebbero evitarla in quanto non sono stati fatti studi che dimostrano che l’integrazione è priva di rischi. Sebbene sia considerata sicura l’assunzione di dosi fino a 200 mg in gravidanza (come integratore di ferro), si raccomanda la preventiva valutazione da parte del ginecologo.
Oltre alla capacità di legare il ferro, la lattoferrina è anche in grado di legare (anche se con affinità minore) altri metalli come rame e manganese. In caso quindi di assunzione di dosi elevate di lattoferrina può verificarsi carenza di tali minerali.
Al momento non sono note interferenze farmacologiche.

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