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Secondo la definizione ufficiale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, i probiotici sono micro-organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano effetti benefici alla salute dell’ospite. I probiotici contengono 3 gruppi di batteri:

  1. i bifidobatterri;
  2. i lattobacilli;
  3. gli eubatteri.

Per produrre i probiotici che troviamo comunemente in commercio vengono usati i seguenti ceppi di bifidobatteri: animalis, breve, infanti longum, adolescentis, lacris e bifidum.

Invece, per i lattobacilli vengono usati i ceppi acidophilus, casei, johnsonii, reuteri, rhamnosus, salivarius, plantarum, crispatus.

I probiotici non vanno confusi con i prebiotici che sono fibre alimentari solubili.

I fermenti lattici sono dei batteri lattici, ossia microrganismi che attraverso un processo complesso, trasformano chimicamente il lattosio. Possiamo trovarli principalmente nel latte e nei formaggi e vengono impiegati per produrre bevande o yogurt. I fermenti lattici migliori sono quelli che producono in prevalenza acido lattico e una minima parte di altre sostanze; lactobacillus, lactococcus acidophilus, leuconostoc, pediocossusm e streptococcus.

I probiotici appartengenono a una specifica categoria di fermenti lattici.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le differenze tra i fermenti lattici vivi e i probiotici

I fermenti lattici sono lieviti e batteri che riescono a far fermentare il latte mentre i probiotici sono dei veri e propri organismi vivi e vitali che devono restare attivi dalla bocca, passando per lo stomaco e fino all’intestino e moltiplicarsi costantemente: così facendo si potranno ottenere dei benefici a livello fisiologico e intestinale.

Invece, i batteri e i lieviti del gruppo dei fermenti lattici sono dei microrganismi che metabolizzano il lattosio. Per essere considerati probiotici, i microrganismi devono:

  1. provenire dall’intestino, cioè devono essere presenti naturalmente nella composizione della microflora dell’intestino di una persona in buona salute;
  2. non devono causare effetti collaterali e l’impiego sulle persone deve essere sicuro, nello specifico in presenza di determinate malattie;
  3. devono rimanere vivi fino all’intestino perciò devono essere resistenti a un ph basso, ai succhi gastrici, alla bile, e ai succhi pancreatici;
  4. devono avere il tempo necessario per formare delle colonie nell’intestino.

Quindi, probiotici e fermenti lattici fanno parte dello stesso gruppo di microrganismi ma hanno funzioni e comportamenti specifici e differenti.

I batteri che sono in grado di metabolizzare il lattosio e che però riescono ad arrivare vivi nell’intestino e a stabilirsi per formare una colonia e permettono un miglioramento delle condizioni di salute, sono detti probiotici.

I probiotici svolgono una funzione molto importante anche nel cavo orale, dotato di una propria flora batterica molto fragile che è necessario mantenere equilibrata per la prevenzione delle classiche patologie della bocca e dei denti: carie, parodontiti, infiammazioni gengivali ecc.

I probiotici riescono, inoltre, a sintetizzare delle sostanze ad azione antimicrobica, che stimolano il sistema immunitario dell’intestino e lo proteggono da germi patogeni.

I probiotici vivi riescono a migliorare le difese immunitarie a livello della mucosa intestinale inibendo l’eventuale infiammazione e attivando dei meccanismi di difesa.

Alcuni probiotici si legano alla saliva rinforzando le difese della bocca e riescono, inoltre, a ritardare la ricolonizzazione dei batteri cattivi. Inoltre contrastano gli altri microrganismi che potrebbero provocare delle infezioni ed eliminano le sostanze nocive come i radicali liberi o le tossine che sono presenti nel lume intestinale.

Nel colon sono presenti miliardi di microrganismi che formano il microbiota intestinale, composto non solo da batteri ma anche da lieviti. Sono questi batteri e lieviti che iniziano il processo di fermentazione dei residui della digestione: la flora batterica è capace di sintetizzare alcune vitamine e gli acidi grassi.

Se dei frammenti di cibo non vengono digeriti, viene prodotto del gas ma in alcune condizioni (per esempio dopo un’abbuffata o una dieta nutrizionale scorretta) possono manifestarsi dei sintomi più accentuati come gonfiori e dolori addominali, flatulenza e meteorismo e altri disturbi gastrointestinali. In queste circostanze, avviare una terapia a base di probiotici può garantire il riequilibrio della flora batterica fisiologica.

I probiotici riescono a ostacolare la proliferazione dei ceppi batterici patogeni eliminando il loro nutrimento e, dunque, inibiscono la loro riproduzione.

I fermenti lattici, hanno una proprietà tutt’altro che trascurabile quando la flora batterica intestinale è compromessa da sostanze estranee (farmaci e cure antibiotiche, vaccini), da stress o da bevande non salutari.

In caso di diarrea o stitichezza, l’uso dei fermenti lattici è fondamentale per ripristinare la funzionalità intestinale.

Anche per le infiammazioni o per le infezioni, assumere i fermenti lattici si può rilevare molto utile.

I probiotici sono prodotti contenenti microrganismi vivi che colonizzano l’intestino e hanno lo scopo di “risanare” il microbiota intestinale. Per questo motivo, in questo contesto si usa spesso il termine “riabilitazione intestinale”, una tendenza sanitaria sempre più ricorrente. Ma a cosa serve?

Prima di tutto, qualche premessa: il nostro intestino è in realtà incredibilmente complesso, in quanto non solo assicura che i nutrienti che assorbiamo attraverso il cibo raggiungano i punti giusti del nostro organismo, bensì è anche responsabile di circa l’80% delle reazioni immunitarie di esso.

Il nostro intestino è inoltre collegato ad altri organi. La relazione tra intestino e cervello è attualmente oggetto di particolare attenzione da parte della ricerca scientifica. Questa connessione tra il microbiota intestinale e il cervello viene dimostrata dal fatto che l’intestino potrebbe avere un impatto su alcune funzioni cerebrali.

Non c’è quindi da stupirsi che sia considerato il centro del nostro benessere. Bisogna però tener presente che nel caso la sua funzione venisse compromessa, potrebbe essere anche causa del nostro malessere. Un microbiota equilibrato rappresenta una condizione fondamentale affinché il nostro intestino possa svolgere correttamente i suoi compiti. Il microbiota si riferisce all’insieme dei microrganismi presenti nell’intestino.

Questi formano un ecosistema complesso, simile a una foresta pluviale. Essa può prosperare solo se tutti gli organismi che lo popolano vivono in armonia tra loro. Tuttavia, se, ad esempio, una specie vegetale sfugge al controllo, l’intero equilibrio può essere alterato.

Questa considerazione può essere applicata anche al microbiota intestinale, che secondo le ricerche attuali contiene fino a 100 miliardi di batteri! I batteri possono essere suddivisi in diversi ceppi, proprio come le specie vegetali dell’esempio precedente, ognuna delle quali ha proprietà e compiti diversi.

Fattori esterni sfavorevoli, come una dieta squilibrata, stress o alcuni farmaci, possono portare a un aumento nel numero di alcuni ceppi batterici e alla soppressione di altri o addirittura a una riduzione complessiva del numero di batteri intestinali.

Lo squilibrio che ne deriva è noto scientificamente come disbiosi.

Secondo alcuni studi, la disbiosi è stata finora collegata a sintomi quali stanchezza, obesità e indebolimento del sistema immunitario e secondo alcune indicazioni vi è un collegamento tra allergie e malattie autoimmuni e uno squilibrio a livello intestinale.

I batteri presenti nel nostro intestino non influenzano solo l’intestino stesso, bensì tutto il nostro corpo. I ricercatori hanno scoperto collegamenti con il nostro sistema immunitario, con altri organi, con la stanchezza e l’affaticamento e persino con l’obesità, le malattie della pelle e le allergie.

È proprio qui che entrano in gioco i probiotici.

L’idea di base è di fornire batteri intestinali specifici in modo mirato, riequilibrando così il microbiota intestinale e supportando in modo ottimale l’intestino per un maggiore benessere generale. All’inizio l’idea sembra plausibile, ma funziona davvero?

I vantaggi dei probiotici:

  1. Ricostruzione della flora intestinale
  2. Riduzione delle allergie
  3. Miglioramento della salute mentale
  4. Rafforzamento del sistema immunitario
  5. Miglioramento del benessere generale

Miti e dati di fatto sui probiotici

Anche intorno al tema dei probiotici sono emersi rapidamente numerosi miti e affermazioni che rendono ancora più difficile la scelta di un prodotto adeguato. Di seguito diamo un’occhiata più da vicino ai miti più diffusi.

Mito 1: un probiotico vale l’altro

Dato di fatto 1: a questa affermazione possiamo rispondere con un chiaro “falso“.

I vari prodotti che abbiamo esaminato si differenziano notevolmente l’uno dall’altro. Ciò è particolarmente evidente, ad esempio, nel numero di ceppi batterici analizzati, nel dosaggio e nella confezione.

Tutti questi criteri determinano la qualità di un prodotto.

Mito 2: i probiotici non funzionano perché vengono decomposti dai succhi gastrici e quindi non arrivano vivi nell’intestino.

Dato di fatto 2: “falso”.

Infatti, alcuni batteri, in particolare i fermenti lattici, non sono sensibili ai succhi gastrici.

Anche se questo può sorprendere in un primo momento, sembra invece essere logico: dopo tutto, anche i batteri già presenti nel nostro intestino, che abbiamo ingerito, hanno percorso la stessa strada e sono arrivati vivi nel nostro intestino.

Mito 3: i probiotici non forniscono quasi nessun batterio in più rispetto alla normale alimentazione

Dato di fatto 3: anche questo è piuttosto falso.

Da un lato bisogna dire che esistono alimenti con proprietà probiotiche: lo yogurt, ad esempio, ma anche i crauti e il kimchi coreano, attualmente molto diffuso, contengono fermenti lattici. Tuttavia, di solito la varietà batterica è molto bassa. D’altra parte, va considerato che molti prodotti sono pastorizzati, il che uccide i batteri (anche quelli buoni).

Tra l’altro, anche la quantità di batteri varia notevolmente. Un buon prodotto a base di ceppi batterici contiene almeno 20 miliardi di unità formanti colonie (UFC). La stessa quantità è contenuta in circa 25 kg (!) di yogurt, che è ben superiore a quella che consumiamo quotidianamente.

Mito 4: L’influenza del microbiota intestinale è sopravvalutata e quindi i probiotici sono inutili.

Dato di fatto 4: falso.

Numerosi studi dimostrano il legame tra il microbiota intestinale e la salute. Ad esempio, un team di ricercatori di Chicago ha dimostrato che i topi con un sistema immunitario indebolito avevano una probabilità di sopravvivenza molto più alta dopo il contatto con agenti patogeni se venivano nutriti con il microbiota di topi sani (Kim, 2020).

Esistono studi simili, ad esempio, anche sulle allergie (Hua, 2015) e sulla stanchezza (Fremont, 2013).

Mito 5: Un buon probiotico funziona immediatamente!

Dato di fatto 5: no.

L’idea alla base dei probiotici è quella di sostenere il microbiota intestinale a lungo termine. Considerando quanti batteri contiene il nostro intestino è improbabile che si ottengano risultati significativi da un giorno all’altro.

 

Cosa definisce un prodotto a base di ceppi batterici?

Caratteristica 1: il numero di ceppi batterici contenuti

Un buon probiotico cerca di avvicinarsi il più possibile alla composizione di un microbiota intestinale umano sano e bilanciato. Tuttavia, l’intestino umano non ospita solo da 3 a 10 ceppi batterici diversi, bensì molti di più. Di conseguenza, dovrebbero essere contenuti almeno 40 ceppi diversi.

Caratteristica 2: il dosaggio delle unità formanti colonie

Sebbene cifre come 2, 4 o 10 miliardi di UFC sembrino inizialmente molto impressionanti, le ricerche attuali dimostrano che un intestino sano contiene da 10 a 100 miliardi di batteri. I preparati con un dosaggio troppo basso non sono quindi sufficienti ad apportare un effettivo cambiamento. Attualmente gli esperti raccomandano prodotti con almeno 20 miliardi di UFC.

Caratteristica 3: il prezzo

Tutti sono felici quando possono risparmiare. I prodotti che devono essere assunti quotidianamente e a lungo termine possono rivelarsi veramente una spesa enorme. Se fate una piccola ricerca sui vari fornitori di probiotici, noterete che la gamma di prezzi è variegata. Si sceglie, quindi, l’offerta più economica.

Pur non volendo svalutare i prodotti economici e molto economici in generale, vorremmo sottolineare che una buona ricerca, un’attenta selezione dei ceppi, un dosaggio elevato e una confezione adeguata hanno il loro prezzo. Generalmente bisogna considerare che i prodotti da buoni a molto buoni sono disponibili anche a poco meno di 1 euro al giorno.

Caratteristica 4: sostegno alla mucosa intestinale

Affinché i batteri colonizzino l’intestino e svolgano il loro lavoro, hanno bisogno di un terreno di coltura adeguato, ovvero una mucosa intestinale intatta. Il problema è che la mucosa intestinale è spesso danneggiata, soprattutto in caso di problemi intestinali, il che rende difficile la colonizzazione dei batteri buoni.

Oltre ai batteri, i probiotici dovrebbero quindi contenere anche sostanze che supportano la mucosa intestinale, come la vitamina B.

Caratteristica 5: La resistenza della confezione

Durante il processo di produzione i batteri vengono messi in una sorta di stato di ibernazione mediante la liofilizzazione. Quando entrano in contatto con l’umidità, si “risvegliano”. Se sono disponibili fonti di cibo adeguate, come nel caso dell’intestino, i batteri prosperano.

Il problema è che molte forme di confezionamento non proteggono adeguatamente i preparati dall’umidità. Ad esempio, se le capsule non sono confezionate singolarmente, bensì insieme in un contenitore di plastica o in un barattolo, i prodotti entrano in contatto con l’aria o l’umidità ogni volta che vengono aperti.

Il risultato è che i batteri possono risvegliarsi troppo presto, non trovare nutrimento nella capsula e, così, morire.

Nel caso delle confezioni in plastica, il problema è aggravato dal fatto che il materiale non sigilla completamente l’umidità. Piccole quantità di umidità possono passare attraverso la confezione. In questi casi, non è raro che tutti i batteri contenuti nella capsula siano già morti quando questa viene ingerita. I blister in alluminio, in cui ogni capsula è inserita singolarmente in una camera di alluminio ed è quindi protetta in modo ottimale, sono considerati il miglior packaging.

 

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