Cos’è la vitamina D?
La vitamina D può essere sintetizzata in quantità adeguate dalla maggior parte dei mammiferi sufficientemente esposti alla luce solare. Non andrebbe considerata come un vero e proprio elemento dietetico essenziale e non dovrebbe nemmeno essere considerata una vitamina.
Essa è una molecola lipidica ed ha le caratteristiche di un pro-ormone, attivabile nell’ormone calcitriolo, che produce i suoi effetti interagendo con un recettore nucleare situato in più cellule di tessuti differenti.
Per vitamina D si intende quindi un gruppo di secosteroidi liposolubili necessario a numerose funzioni biologiche, prima fra tutte l’omeostasi e metabolismo del calcio e del fosfato, promuovendo la crescita fisiologica dello scheletro, il rimodellamento osseo e prevenendo la degenerazione con l’età avanzata, un effetto promuovente sull’assorbimento intestinale del calcio, del fosfato e del magnesio. La vitamina D sembra avere un ruolo importante sulla crescita cellulare, su varie funzioni neuromuscolari e immunitarie, e sulla riduzione dell’infiammazione.
Si tratta quindi di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti forme in cui la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo), entrambe dall’attività biologica molto simile. L’ergocalciferolo (D2) è di provenienza vegetale, mentre il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali.
Il 10-20 per cento del fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dall’alimentazione. I cibi in cui se ne trova di più – oltre a quelli che ne sono arricchiti a livello industriale, come molti cereali per la prima colazione – sono i pesci grassi (come salmone, sgombro e aringa), il tuorlo d’uovo e il fegato.
Tutto il resto si forma nella pelle a partire da un grasso simile al colesterolo che viene trasformato per effetto dell’esposizione ai raggi UVB. Una volta prodotta nella cute o assorbita a livello intestinale, la vitamina D passa nel sangue. Qui una proteina specifica la trasporta fino al fegato e al rene, dove viene attivata. La vitamina D ottenuta dall’esposizione solare o attraverso la dieta è presente in una forma biologicamente non attiva e deve subire due reazioni di idrossilazione per essere trasformata nel calcitriolo, la forma biologicamente attiva.
Il colecalciferolo e l’ergocalciferolo possono essere anche assunti con la dieta e gli integratori, ma solo pochi alimenti possono essere considerati buone fonti di vitamina D.
Nessuna frutta o verdura apporta livelli interessanti di vitamina D. Al di fuori del regno animale, solo alcune alghe e certe specie di funghi mostrano buone concentrazioni di vitamina D.
Le raccomandazioni dietetiche per la vitamina D hanno un ampio margine di sicurezza e, generalmente, non tengono in considerazione l’entità dell’esposizione solare, basandosi totalmente sull’intake nutrizionale, in virtù della variabilità legata alle diverse latitudini (si vedano ore di luce e di buio nei paesi nordici), la captazione dei raggi UVB nella popolazione risulta piuttosto variabile.
Assorbimento della vitamina D
L’ assorbimento della vitamina D di origine alimentare avviene insieme e come quello dei grassi alimentari e in presenza di buone dosi di magnesio.
Allo stesso modo dei lipidi avviene anche il trasporto dalle cellule intestinali al flusso sanguigno, ovvero grazie alla formazione dei chilomicroni (particelle lipoproteiche che dall’ intestino raggiungono il flusso ematico passando attraverso il sistema linfatico). Per questo motivo è buona abitudine, per ottimizzarne l’ assorbimento, associare l’ integrazione ad una fonte lipidica.
Il calciferolo viene assorbito a livello intestinale con le stesse modalità dei lipidi: entra quindi a far parte delle micelle (che si formano per combinazione dei sali biliari con i prodotti derivanti dall’idrolisi dei lipidi), è assorbito per diffusione passiva negli enterociti e successivamente incorporato nei chilomicroni e trasportato in circolo attraverso i vasi linfatici mesenterici.
A differenza delle altre vitamine liposolubili il calciferolo non viene immagazzinato nel fegato.
In condizioni normali l’esposizione alla luce solare è sufficiente per soddisfare i bisogni di calciferolo dell’organismo. Tuttavia, soprattutto per sicurezza, in Italia si consigliano i seguenti livelli di assunzione:
- lattanti 10÷25 µg
- bambini 1÷3 anni 10 µg
- bambini 4÷10 anni 0÷10 µg
- ragazze e ragazzi 11÷17 anni 0÷15 µg
- adulti 0÷10 µg
- anziani 10 µg
- gestante 10 µg; nutrice 10 µg.
Vitamina D e rachitismo
Il rachitismo, tipico dell’età infantile, è una malattia caratterizzata da una crescita ridotta e ossa lunghe, morbide, deboli e deformate che si piegano sotto il peso quando i bambini iniziano a camminare. Questa condizione, tipicamente caratterizzata dall’inarcamento dei femori verso l’esterno, può essere causata dalla carenza di calcio e/o fosforo, così come dalla mancanza di vitamina D; oggi è diffusa in gran parte dei paesi a basso reddito come l’Africa, l’Asia o il Medio Oriente, o nelle persone con disturbi genetici come la carenza di pseudovitamina D.
La carenza di vitamina D nella madre può causare una malattia ossea manifesta prima della nascita e compromissione della qualità scheletrica dopo la nascita. Il rachitismo nutrizionale è tipico dei paesi con intensa luce solare durante tutto l’anno, come la Nigeria, e può verificarsi anche senza carenza di vitamina D (ad esempio per la deficienza di calcio e fosforo).
Sebbene rachitismo e osteomalacia siano ormai rari, si sono verificati focolai in alcune comunità di immigranti nelle quali le donne con un’esposizione apparentemente adeguata alla luce del giorno indossavano abiti particolarmente coprenti. Una pelle più scura e una ridotta esposizione al sole, di norma, non determinano rachitismo, a meno che la dieta non si discosti dal modello onnivoro occidentale caratterizzato da elevate assunzioni di carne, pesce e uova. Il maggior fattore di rischio dietetico per il rachitismo include l’eliminazione dai cibi animali, come avviene nella dieta vegana.
La carenza di vitamina D rimane la principale causa di rachitismo tra i bambini piccoli nella maggior parte dei paesi, perché il latte materno è povero di vitamina D, e perché le abitudini sociali e le condizioni climatiche possono impedire un’adeguata esposizione al sole. Nei paesi soleggiati come la Nigeria, il Sud Africa e il Bangladesh, dove il rachitismo si manifesta nei bambini piccoli e grandi, è maggiormente responsabile un livello inadeguato di calcio, tipico delle diete a base di cereali con scarsità di prodotti caseari.
Vitamina D, osteoporosi e osteomalacia
L’osteomalacia è una malattia degli adulti che deriva dalla carenza di vitamina D. Le caratteristiche di questa malattia sono il rammollimento delle ossa, che porta alla flessione della colonna vertebrale, l’incurvatura delle gambe, la debolezza muscolare prossimale, la fragilità ossea e un aumentato rischio di fratture.
L’osteomalacia riduce l’assorbimento del calcio e aumenta la demineralizzazione ossea, aumentando il rischio di fratture; compare solitamente quando i livelli di 25-idrossivitamina D sono inferiori a circa 10 ng / mL. Sebbene è ipotizzabile che gli effetti dell’osteomalacia contribuiscano al dolore muscoloscheletrico cronico, non vi è un’evidenza persuasiva che bassi livelli di vitamina D siano responsabili del dolore cronico, o che l’integrazione della stessa possa alleviarlo.
Vitamina D e pigmentazione della pelle
Le persone dalla pelle scura che vivono nei climi temperati hanno dimostrato di avere bassi livelli di vitamina D, probabilmente per una minor efficienza nella sua produzione causata dell’abbondante melanina nella pelle, che ostacolerebbe la sintesi della stessa.
Segni della carenza di vitamina D
- riduzione sierica di calcio e fosforo
- iperparatiroidismo secondario e aumento della fosfatasi alcalina nel siero.
Segni più tardivi sono:
- inadeguata mineralizzazione dello scheletro (rachitismo nei bambini, osteomalacia negli adulti)
- debolezza muscolare
- dolori addominali.
Il rachitismo compare nei bambini tra i 4 e i 24 mesi di età e consiste fondamentalmente in una inadeguata mineralizzazione dell’osso in crescita, che comporta deformazioni dello scheletro.
Nei primi mesi di vita la sintomatologia riguarda essenzialmente il cranio con:
- rammollimento nelle regioni occipitali, temporali e parietali
- ritardo nella chiusura della fontanella anteriore (diventa patologico dopo il quindicesimo mese di vita)
- rosario rachitico (tra il sesto e il dodicesimo mese) ipertrofia delle giunzioni condro-costali
- ipertrofia delle cartilagini (nei bambini più grandi) con nodosità specialmente ai polsi e alle caviglie
- incurvamento delle ossa lunghe degli arti inferiori e ginocchio valgo.
L’osteomalacia si manifesta negli adulti con:
- debolezza muscolare
- dolori a livello del tratto dorso-lombare della colonna vertebrale, della cintura pelvica e delle cosce
- andatura insicura e fragilità ossea, specialmente della spina dorsale, spalle, costole e bacino
- densità ossea estremamente bassa e presenza di pseudo-fratture, specialmente alla spina dorsale, femore ed omero (rilevabili all’esame radiografico)
- aumentato rischio di fratture soprattutto al bacino e ai polsi.
I falsi miti sulla Vitamina D
In questi ultimi 20 anni, si è scoperto che la vitamina D ha dei potenziali effetti benefici soprattutto per quanto riguarda il trofismo muscolare (es. la contrattività del muscolo cardiaco), effetti positivi nel modulare l’azione dell’insulina o di altri ormoni ed effetti anti-neoplastici e immuno-modulatori.
Questi studi, tuttavia, non sembrano avere una rilevanza clinica sicura (a riguardo sono ancora in corso alcuni studi).
Bisogna fare un po’ di chiarezza su questa questione, perché spesso si sentono molte fake news sulla Vitamina D, come per esempio, quella di una sua possibile azione nella prevenzione del diabete.
Non esistono, inoltre, evidenze relativamente al fatto che l’assunzione di vitamina D possa fare ingrassare o abbassare il colesterolo.
Una ridotta esposizione al sole è il principale comportamento che può avere come conseguenza una carenza di vitamina D.
Anche altri comportamenti come l’abuso di alcol e il consumo di sostanze stupefacenti possono comportare una “dispersione” della vitamina. L’uso di certi farmaci può infine influire sulla quantità di vitamina D presente nell’organismo.

FONTI E BIBLIOGRAFIA
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- Why the minimum desirable serum 25-hydroxyvitamin D level should be 75 nmol/L (30 ng/ml), Best Practice & Research Clinical Endocrinology & Metabolism
- Vitamin D and the Immune System, Journal of investigative medicine
- Vitamin D, cod-liver oil, sunlight, and rickets: a historical perspective, Pediatrics
- Natural vitamin D content in animal products, Advances in Nutrition
- Vitamin D deficiency and fatigue: an unusual presentation, SpringerPlus
- The role of vitamin D in the prevention of late-life depression, Journal of Affective Disorders
- Serum ferritin and vitamin d in female hair loss: do they play a role?, Skin Pharmacology and Physiology
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- Massimo Negro, Giuseppe D’Antona. Quaderni di Medicina e Chirurgia. “Aminoacidi essenziali, metaboliti e vitamina D: interplay nella riabilitazione muscolare e metabolica”.
- Lopez MJ et Mohiuddin. SS. Biochemistry, Essential Amino Acids. StatPearls2021.
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